Un ringraziamento a coach Ettore Messina

Scritto da il 6 Marzo 2026

Nella sera del 24 novembre 2025, una notizia ha squarciato la quiete del panorama cestistico italiano ed europeo, un vero e proprio tuono nel silenzio assoluto: “Ettore Messina si dimette, al suo posto nel ruolo di head coach dell’Olimpia Milano subentrerà Giuseppe Poeta”. Il passaggio di testimone tra Messina e Poeta era una certezza, meno certo però era il momento in cui questo passaggio sarebbe avvenuto. Il cambio, infatti, era inizialmente previsto al termine della stagione 2025-2026. Come è facile immaginare la notizia ha provocato le reazioni più disparate: c’è chi ne è rimasto dispiaciuto, chi ne ha gioito, e chi ancora, stupito dall’accaduto, si è chiesto il perchè di tale decisione.

Da quella sera sono ormai passati quasi tre mesi. Si è parlato molto, e lo stesso Messina ha chiarito in più occasioni le ragioni della sua scelta. In una lettera, l’allenatore quattro volte campione d’Eurolega ha spiegato di essersi reso conto del suo essere divenuto, col tempo, un “fattore di divisione” per la squadra. Ha fatto riferimento a un clima teso dovuto proprio a questa spaccaturaprovocata dalla sua persona, motivando così la sua decisione di abbandonare la posizione di head coach, pur rimanendo un pezzo importante della società nel ruolo dirigenziale di President of basketball operations.

Ad oggi la scelta presa sembra essere quella giusta. Ciò che, invece, appare sicuramente meno giusto è il trattamento che Messina ha ricevuto dai tifosi milanesi. Lo stesso allenatore ha spiegato di non essere rimasto indifferente ai commenti negativi ricevuti, e, proprio in una recente dichiarazione a Sky Sport, ha spiegato che anche se può non sembrare, le continue contestazioni ricevute lo hanno ferito e condizionato. Queste le sue parole:

Le dimissioni dovute anche ai tanti insulti ricevuti sui social? Banalmente la risposta che mi viene da darti è: se ci tieni non puoi non fregartene, se no devi avere un livello di certezza nei tuoi mezzi che ti permette di dire: vabbè, quelli che criticano o quelli che ti mandano le mail anonime di insulti non hanno nella mia testa diritto di esistere. Evidentemente non è stato così: io non vado su Instagram, non vado su TikTok… Però la cosa più semplice che ti accade è che magari un amico, in assoluta buona fede, ti scrive e ti dice: “ho letto quello che hanno detto, ma io sono con te”. In questo modo, involontariamente, ti ha già fatto star male, capisci? Quindi il rumore non lo puoi nascondere, il rumore c’è ed è un rumore molto forte. No, non sono riuscito a rimanerne fuori.”

Il modo in cui si è parlato di uno dei più grandi allenatori italiani della storia del basket è sbagliato, non solo per via di ciò che si è visto in campo, ma anche perché quando nel 2019, ormai sette anni fa, il coach catanese è approdato a Milano, l’Olimpia era una società diversa, lontana da ciò che è oggi.

Non bisogna dimenticare che, tra i vari trofei vinti, Messina ha anche militato in NBA per i San Antonio Spurs, nel ruolo di assistant coach al fianco di Gregg Popovich (non proprio uno qualunque). Durante questa esperienza, ha respirato l’aria della massima lega statunitense e ha familiarizzato con un sistema di organizzazione ancora sconosciuto alle squadre italiane ed europee, che ha poi tentato di replicare proprio a Milano. Non è un caso che oggi l’Olimpia sia tra le società europee con l’organizzazione più simile a quella di una franchigia NBA.

Durante il suo ciclo da allenatore, Messina non solo si è dimostrato in grado di riportare l’Olimpia alle Final Four di Eurolega dopo 29 anni, di vincere tre scudetti, di portare a Milano grandi campioni come Sergio Rodríguez, Kyle Hines, Nicolò Melli, Luigi Datome, Nikola Mirotić e altri ancora, ma ha trasformato profondamente la società, restituendo a Milano un ruolo centrale nel panorama del basket europeo. Sotto la sua direzione, la squadra ha vissuto la pagina più brillante degli ultimi 30 anni della sua storia; ma, come troppo spesso accade nel mondo dello sport, questo, al momento delle dimissioni di Messina, sembra essere stato dimenticato da molti, che nell’ultimo periodo hanno preferito attaccare, anziché sostenere l’uomo che li ha fatti sognare a lungo, e che nella fase conclusiva del suo ciclo da allenatore avrebbe meritato un maggiore ringraziamento.

La stessa decisione finale è la riprova della grandezza dell’allenatore che, nel momento in cui si rende conto che un ciclo si è chiuso e che uno nuovo deve iniziare, compie una scelta che lui stesso definisce come “non eroica, ma necessaria”. Una scelta che pone gli interessi della squadra e della società davanti ai propri, una scelta che dimostra l’amore che lo lega all’Olimpia.

Grazie di tutto, coach Messina. Per qualunque appassionato di basket, non vederti più in panchina è un vero colpo al cuore


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