Lucio Corsi all’Ippodromo si è sentito a casa

Scritto da il 15 Settembre 2025

Dopo 30 date estive di tournée in giro per l’Italia, Lucio chiude con il gran finale all’Ippodromo Snai di San Siro a Milano, la città che lo ha accolto e tanto ispirato nella sua carriera musicale, dopo aver lasciato il suo nido in Maremma. Quale migliore città di Milano per raccontare la sua storia, una storia che comincia tra i banchi di scuola immersa nella natura toscana e che arriva fino al palco dell’Eurovision e alla sua consacrazione nel panorama musicale. Lucio sul palco si racconta, l’ascoltatore viene immerso in questo viaggio all’interno della sua vita e dei suoi quattro dischi, seguendo una struttura non convenzionale: il primo brano è Freccia Bianca, in cui l’autore aspetta il treno per Milano, mentre l’ultimo è Altalena Boy, primo brano del primo disco omonimo di Lucio. 

 

“Stare in tour è diventato come stare a casa, voglio stare in tournée perennemente come Dylan”, ha raccontato sul palco il cantautore italiano, e allora ecco che se il tour è diventata casa, Lucio ci ha fatto entrare nella sua e ci ha raccontato la sua storia, seduto davanti a una pianoforte, in compagnia di diversi ospiti, tra chitarristi, bassisti e un batterista sospeso al centro del palco. 

La magica storia di Lucio è fatta di lepri che saltano fino alla luna, di amici portati via dal vento perché troppo secchi o, ancora, dell’ormai iconico fotografo e amico del cantante, Francis Delacroix. L’autore ha scritto la scaletta ridisegnando interamente l’arco della sua carriera: dal 2017 con Bestiario Musicale al 2020 con Cosa Faremo da Grandi?, suonando canzoni meravigliose e uniche come Trieste o la traccia che dà il titolo al disco. Il viaggio poi prosegue nel 2023 con La gente che sogna, con al suo interno Radio Mayday, Danza Classica o Orme, e, infine, nel 2025 con il suo più grande successo Volevo essere un duro, di cui ha fatto tutte quante le tracce. L’interpretazione dei brani è intima e teatrale: Lucio racconta di amori passati, di amicizie lontane, di adolescenza, e lo fa tra un cambio di costume e l’altro, che rappresentano, anch’essi, l’evoluzione della sua carriera musicale. 

 

L’Ippodromo ha fatto da cornice, oltre che a una bellissima e poetica storia di vita, a un live tecnicamente incredibile. Lucio si fa accompagnare lungo le due ore di concerto da un enorme complesso di musicisti, che strizza molto l’occhio ai grandi degli anni ‘70. Il concerto per un attimo mi ha riportato alla mente quelle che sono state le esibizioni dal vivo di Iggy Pop, Lou Reed, gli Stones, e altri ancora. Lucio Corsi ci ricorda che, prima ancora di essere un bravissimo paroliere, è una grandissima rockstar che, accompagnata da una superband allargata, ha deliziato le nostre orecchie di arrangiamenti veramente superlativi degni solamente del vero rock italiano. La capacità di reinterpretare alcuni brani, come La lepre in acustico o Francis Delacroix che da talkin’ blues si trasforma in una vera rock ballad, certifica nuovamente l’immenso studio che c’è dietro a ogni produzione dei brani di Corsi, che ha una cultura musicale veramente notevole. L’autore sfoggia le sue conoscenze musicali anche con la cover, tradotta in italiano in Le Persone Basse, del brano di Randy Newman. Tutto il concerto era condito da un’acustica eccellente e un grande virtuosismo della band. Proprio per questo, mi sembra corretto ricordare, come ha fatto lo stesso Corsi sul palco, i musicisti che con lui hanno reso tanto emozionante questo concerto, con i quali Lucio ha raccontato di suonare fin da quando era un ragazzo: Iacopo Nieri (pianoforte, cori), Giulio Grillo (tastiere, cori), Filippo Scandroglio (chitarra), Marco Ronconi (batteria), Filippo Caretti (basso, cori) e Carlo Maria Toller (polistrumentista, cori), con le coriste Hiroko Hacci e Caterina Yuka Sforza, i fiati di Gregorio Cappelli, Enrico Gabrielli, Paolo Malacarne e Francesco Bucci e il percussionista Alex Pacho Rossi. Non ha, invece, bisogno di presentazioni il suo compagno storico, Tommaso Ottomano. 

Il nostro viaggio nella vita di Lucio si chiude con queste parole: “Ci vediamo nei palasport, in quei coleotteri di cemento, e vedremo come suonano”. Lucio Corsi si prepara adesso al tour europeo del 2026, dove suonerà anche a Londra, Parigi e Berlino. Prima di lasciarvi alla Tracklist del concerto, riporto le parole di un intermezzo, solo recitato da Lucio, le cui parole raccontano così tanto di quello che questa gemma rara della musica, ancora una volta, è stato in grado di fare, facendoci emozionare tutti quanti, senza snaturarsi mai. 

 

“È vero che gli alberi sanno scappare, in fin dei conti tutti lo sanno. Per questo i giardini sono recintati e chiudono a chiave i cancelli del parco. Ulivi costretti a marciare sul posto muovendo col vento soltanto le fronde. Gli alberi scappano meglio di notte senza portarsi dietro le ombre. Questa cosa che i parchi vengono chiusi di notte non mi torna. Secondo me qualcuno al Comune sa qualcosa che non ci vuole dire”

 

Tracklist: 

Freccia Bianca

La Bocca della Verità 

Danza classica 

Amico vola via 

Radio Mayday 

Questa vita 

Trieste 

Sigarette 

Le persone basse

Il Re del rave 

Orme 

La ragazza trasparente 

La lepre 

Senza titolo 

Volevo essere un duro (con Tommaso Ottomano) 

Situazione complicata (con Tommaso Ottomano) 

Francis Delacroix (con Tommaso Ottomano) 

Magia Nera (con Tommaso Ottomanoo) 

Let There Be Rocko 

Nel cuore della notte 

Cosa Faremo Da Grandi?

Tu sei il mattino (con Tommaso Ottomano) 

Astronave Giradisco 

Altalena Boy 

Francis Delacroix (con Tommaso Ottomano) 

 

Giulio Bichiri


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