Valerio Lundini: l’anti-comico italiano

Scritto da il 18 Maggio 2026

Il 14 maggio il Teatro degli Arcimboldi ha ospitato una delle date più indecifrabili della stagione. Con il suo spettacolo “Il mansplaining spiegato a mia figlia”, Lundini è tornato a fare quello che gli riesce meglio: confondere il pubblico. E ci è riuscito benissimo, fin dal titolo. Spoiler alert per chi non lo sapesse: nello spettacolo non si parla di mansplaining. E Valerio non ha una figlia. 

Portare una comicità così destrutturata e apparentemente fuori luogo in una cornice elegante e imponente come quella degli Arcimboldi è stato il contrasto scenico che ha giocato a favore dell’artista. Il pubblico è stato tenuto in ostaggio per tutta la sera dalla sua classica finta goffaggine.

“Sta dimenticando le battute o è tutto calcolato?” È questa la domanda che ti fai costantemente guardandolo. Quei silenzi infiniti sul palco, gli sguardi persi nel vuoto e le interruzioni senza senso ti fanno salire quell’imbarazzo empatico che è ormai diventato il marchio di fabbrica delle sue esibizioni. Lundini prende le convenzioni teatrali, i tempi comici tradizionali e le frasi fatte e le smonta pezzo per pezzo davanti agli spettatori.

Tra sketch surreali, freddure spiazzanti e momenti musicali al pianoforte altrettanto assurdi, la performance scorre smascherando i cliché della nostra società.

Al netto della confusione voluta e del nonsense, Il mansplaining spiegato a mia figlia è un’ora e mezza di pura evasione dal mondo reale, un viaggio nella mente di un comico che ha fatto dell’anti-comicità un’arte raffinatissima.

Luigi Angelo Rossano


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