Milano Fashion Week, non solo passerelle: un’economia globale che vale il 5% del PIL
Scritto da Redazione Radio Bocconi il 6 Ottobre 2026
Milano, 22-28 settembre 2026. Come di consueto, la città si è accesa per regalare agli occhi, alle aziende e agli addetti ai lavori un momento vivido di vitalità e novità. Dalla politica alle tematiche sociali, la Milano Fashion Week si è confermata una valvola di sfogo per una realtà mondiale sempre più variegata, nelle forme e nelle idee, e sempre più ambrosiana: le star della moda non si limitano più a passare da Milano, ma sembrano sentirla proprio come una seconda casa. Questo è il caso, almeno secondo alcune indiscrezioni della stampa, di Naomi Campbell, che avrebbe scelto Milano come nuova base.
Ma tutta questa moda è ancora considerabile “alla moda”?
Decisamente sì. La città della Madonnina sta vivendo da anni una fase di forte centralità internazionale, spinta anche dalla volontà dei meneghini di allargare i propri orizzonti e i propri confini geografici. Secondo le stime del Centro Studi di Confcommercio Milano, per la Fashion Week Donna di settembre 2026 erano attesi quasi 141 mila visitatori, con un aumento del 22% dei visitatori stranieri. Da segnalare, però, una diminuzione del 29% dei visitatori italiani. L’indotto turistico stimato per la singola edizione supera i 219 milioni di euro, pur in calo rispetto al settembre 2025. Su base annua, invece, Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha indicato per la Milano Fashion Week un indotto complessivo vicino agli 800 milioni di euro, considerando le diverse edizioni uomo e donna.
Milano è poliedrica soprattutto a Milano Unica
La dimensione internazionale della moda milanese emerge anche sul fronte fieristico. A mostrarlo è Milano Unica, il salone dedicato ai tessuti e agli accessori d’alta gamma, la cui 43ª edizione si è svolta dal 7 al 9 luglio 2026. La fiera ha visto la partecipazione di 737 aziende, di cui 604 nei saloni principali tra Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue. Tra queste figurano 460 espositori italiani, accanto a una presenza europea in crescita del 15,2%.
A fare davvero la differenza è stata la fame di Made in Italy da oltreconfine: per la prima volta, i visitatori internazionali hanno sfiorato il 50% del totale, un dato amplificato anche dal lieve calo della presenza italiana.
Cresce anche il settore del lusso
Come riportato dai dati legati al Comune di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele II, simbolo cittadino e sede di molte vetrine del lusso, sta registrando incassi record. Nel 2026 le entrate legate alla Galleria dovrebbero superare per la prima volta i 90 milioni di euro, contro i circa 10 milioni del 2010. Si tratta di una crescita enorme, superiore all’800%, che collocherebbe idealmente la Galleria, per rendimento, soltanto dietro al sistema aeroportuale milanese tra le principali fonti di entrata per il Comune.
Le novità più peculiari
Sulle passerelle, intanto, la sperimentazione ha preso forme differenti.
Le sfilate più convincenti della settimana hanno visto Prada imporsi come trendsetter con una collezione concettuale focalizzata sulla gonna, proposta in numerose varianti; Diesel, invece, ha puntato su un mega-show inclusivo e provocatorio, animato da performer infiltrati tra il pubblico.
Sul fronte della critica, Ferragamo e Bottega Veneta sono stati apprezzati per la capacità di fondere lusso artigianale e sperimentazione contemporanea; mentre Antonio Marras ha incantato il pubblico con una sfilata teatrale e suggestiva ispirata a un banchetto nuziale sardo.
Si è trattato, dunque, di un evento di caratura mondiale, capace di dare visibilità a Milano e di confermare il peso della moda italiana: una filiera che, considerando moda, tessile, accessori e comparti collegati, rappresenta una quota significativa dell’economia nazionale, spesso stimata intorno al 5% del prodotto interno lordo italiano. Ed è proprio nelle passerelle e negli appuntamenti della Fashion Week che questo patrimonio produttivo e creativo trova una delle sue espressioni più visibili.
Pierfrancesco Borelli
Fonti principali: Confcommercio Milano, Milano Unica, Vogue, Il Milanese Imbruttito, La Repubblica