“The Rise of the Red Hot Chili Peppers”: l’amicizia, gli eccessi e il ricordo di Hillel Slovak
Scritto da Redazione Radio Bocconi il 14 Aprile 2026
Lo scorso 20 marzo è uscito su Netflix “The Rise of The Red Hot Chili Peppers”, documentario sui primi anni di carriera della band.
Diretto da Ben Feldman, il documentario racconta la storia della band dagli esordi, focalizzandosi sulla figura di Hillel Slovak, primo chitarrista del gruppo, morto di overdose a soli 26 anni nel 1988.
Il film, a cui hanno partecipato Anthony Kiedis e Flea, rispettivamente frontman e bassista del gruppo, è un vero e proprio omaggio alla memoria di un musicista straordinario e un amico fraterno. Un documentario commovente, che alterna immagini e filmati storici a interviste a persone vicine a Slovak, tra cui la madre e il fratello, che lo ricordano con affetto.
Quella dei Red Hot Chili Peppers è stata fin da subito una storia turbolenta, fatta di eccessi, momenti di apice e ricadute.
Prima l’adolescenza complicata, tra famiglie disfunzionali e ragazzate in giro per Hollywood, poi il successo, la vita sfrenata e le droghe.
Il documentario racconta la profonda amicizia tra Slovak, Flea e Kiedis nei primi anni Settanta, un trio indivisibile legato dalla passione per la musica.
Hillel è descritto come un ragazzo creativo, talentuoso, un vero artista, ma, soprattutto, viene ricordato con immensa gratitudine per aver creduto nei suoi amici fin dall’inizio: è proprio grazie a lui, infatti, che Flea, uno dei musicisti più iconici di sempre, ha iniziato a suonare il basso.
Il film ripercorre la storia dei membri della band, sottolineando come ogni fase della vita di ciascuno di loro abbia influenzato significativamente la musica dei primi anni.
Già da giovanissimi, prima con gli Anthym, poi con i What Is This, Flea e Slovak erano musicisti riconosciuti nella scena underground, ma i Red Hot Chili Peppers nascono solo quando vengono scoperti da Gary Allen, una delle figure più influenti nella California degli anni Ottanta, che incentiva Kiedis, allora un ragazzino con la passione per la poesia e carisma da vendere, a scrivere canzoni e cantare.
Feldman, per questo film, ha selezionato gli eventi salienti di una storia intrigante e tortuosa, colma di conquiste, delusioni e senso di colpa, per raccontare l’ascesa di una delle band più famose della storia della musica e ricordare l’importanza di un periodo cardine della discografia del gruppo, molto spesso oscurato dal successo senza precedenti degli album successivi come “Blood Sugar Sex Magik” e “Californication”.
Il documentario mostra come il vero motore della band, l’inizio di tutto, fosse proprio l’amicizia tra i tre: l’energia quasi inspiegabile del loro funk proveniva dalla loro sintonia.
Con questo film Kiedis e Flea guardano il proprio passato e omaggiano un caro amico, il cui spirito resta vivo nella loro musica, potente ancora oggi perché conserva il ricordo di quel profondo legame di fratellanza.