Lucio Corsi è la rivincita della musica italiana
Scritto da Redazione Radio Bocconi il 31 Marzo 2025
Non me ne fregava niente di Pitagora ed Euclide
Gli occhi fuggivano via dalle finestre, nei prati di margherite
Lucio Corsi sceglie di iniziare così il suo quarto album a seguito della consacrazione a Sanremo, con il brano Tu sei il mattino, già pubblicato come singolo, un perfetto manifesto della poetica del cantautore toscano. Lo smarrimento, l’adolescenza e le occasioni perdute sono i temi che fanno da carburante a questo treno che s’intitola Volevo essere un duro e che finalmente, con dieci anni di ritardo, è passato e Lucio è rimasto paziente ad aspettarlo al binario con la chitarra in mano. Volevo essere un duro è l’album che può salvare, o meglio concedere nuova vita alla musica italiana, è il disco che mancava e di cui sentivamo la mancanza e Lucio è l’artista di cui avevamo bisogno senza saperlo. Quest’opera è la consacrazione di un grande cantautore e musicista che è già al quarto disco, che si è formato nei locali, che ha fatto la gavetta, e che troppi di noi hanno scoperto tardi. Oggi voglio provare a spiegarvi perché, secondo me, Lucio Corsi sta scrivendo con la penna indelebile una nuova e bellissima pagina della musica italiana.
Cominciamo parlando della poetica di Lucio che è ciò su cui gira l’intero disco. Lucio ha cantato di bambini sull’altalena, di animali immaginari, di zingari e astronauti. Lucio ha sempre scritto con l’immaginazione prima ancora che con la penna, ci ha abituato ad atmosfere fantastiche e oniriche, è sempre stato questo il suo modo di raccontare la realtà. Questa volta però sceglie di abbassare l’asta della cinepresa e di riprendere da una prospettiva ad altezza d’uomo. Lucio vuole parlare di sé senza filtri, senza racconti stravaganti o storie di fantasia, si mette a nudo in modo semplice e ancora più potente. Lucio, ce lo dice ormai dal palco dell’Ariston, voleva essere un duro, da adolescenti tutti vogliamo essere dei duri e Corsi era un ragazzo come tutti noi. Così ci racconta la paura di essere giudicati, gli amori perduti, la spensieratezza e le esperienze di un giovane, il tutto condito da una punta di nostalgia, amara, per la paura del tempo che passa, troppo in fretta e fa paura invecchiare.
Tu sei il mattino racconta l’importanza della crescita attraverso le esperienze, le cadute e le prime volte, su tutte quella del sesso, Sigarette invece è una metafora, o forse un modo, per non invecchiare mai. Situazione complicata ci racconta l’amore con una narrativa atipica, un viaggio di chi torna con la coda tra le gambe, ma che è la storia vera di molti di noi. Tutti i testi sono veramente stupendi, ricchi di immagini poetiche e suggestive senza però mai pretendere di arrivare alla nicchia. Sono ricordi giovanili che appartengono a tutti e che Lucio sceglie di fotografare e intrappolare nella musica affinché non si perdano nei meandri della memoria, nella vecchiaia e nel tempo. Corsi non vuole dimenticare Rocco Giovannoni il bullo della scuola media e neanche Giulia, protagonista di uno sfortunato triangolo amoroso.
Lucio lavora, inoltre, sul concept: le atmosfere bucoliche ricorrono costantemente nel disco, sia come ricordo della realtà dove è cresciuto in Maremma, da lui definita il Far West, sia attraverso immagini geniali, come i girasoli con gli occhiali e gli ulivi che s’inchinano soltanto sotto il peso della neve. Lucio Corsi è un grandissimo cantautore e il suo nome merita di essere pronunciato insieme a quelli dei grandi autori del ‘900. Non sono, però, solo i testi la grandezza di Volevo essere un duro. Lucio Corsi e Tommaso Ottomano hanno fatto un lavoro di arrangiamento incredibile al quale si sommano melodie e armonie veramente emozionanti. In un’epoca in cui il mercato musicale si nutre troppo spesso di prodotti troppo simili e confezionati, l’esibizione di Corsi e Ottomano sul palco del Festival si distingue e dimostra che il grande pubblico sa riconoscere e apprezzare l’arte. Il fenomeno dell’ormai iconico personaggio Francis Delacroix ne è una dimostrazione: il pezzo è un talkin’ blues anni ‘60 che ricorda molto Bob Dylan e le atmosfere folk del Village. Tu sei il mattino e Volevo essere un duro musicalmente rimandano la mente al primo rock anni ‘60 e ‘70, tanto da poter essere accostato a David Bowie, ma anche a Ivan Graziani in Italia, forse la sua influenza più evidente. Lucio Corsi non è, però, una semplice copia: Lucio è un artista a sé, prende ispirazione studiando i grandi maestri del passato per reinventarsi e trovare la sua dimensione. I due autori scelgono anche di sperimentare moltissimo: Let There Be Rocko è, infine, un pezzo rock ‘n’ roll, Il Re del rave e Questa vita, poi, presentano musicalità nuove nel mondo del cantautorato.
Credo sia ora doveroso dedicare l’ultima parte dell’articolo a un singolo brano dell’album che non ho ancora volutamente nominato, ma che giudico un capolavoro e personalmente è anche il mio preferito: Nel cuore della notte. Nel cuore della notte sono sei minuti abbondanti di giri in macchina con gli amici e pensieri seduti su una panchina al buio alla ricerca di sé stessi e dell’ispirazione che porta con sé la notte, il tutto accompagnato da una coda di pianoforte commovente. Nel cuore della notte è un outro piano-voce, come venivano fatte dai cantautori negli anni ‘70, come ha fatto De Gregori con Santa Lucia ad esempio, outro dell’album Bufalo Bill, e che presenta questo motivo che ritorna, “nel cuore della notte”, che mi ha molto ricordato la struttura di Desolation Row di Bob Dylan. Nel cuore della notte poteva proseguire per altri sei minuti, e poi ancora sei e ancora sei, non avrebbe smesso di emozionarci.
Resterei a parlare per ore di Lucio Corsi: vorrei parlare della magia dei suoi vecchi album, della sua performance live all’Ariston con la chitarra Rock Oval del ‘58 di Wandrè, della scelta di cantare con Topo Gigio, di tutte le avventure di Francis Delacroix. Scelgo di non dilungarmi perché spero di aver stimolato in voi la voglia e l’interesse di approfondire un artista che grazie alla sua sensibilità e bontà è riuscito a entrare nei nostri cuori. Volevo essere un duro è un’esperienza musicale veramente meravigliosa, ironica, sconvolgente a volte, certamente emozionante senza essere sdolcinata. Sono trentuno minuti e nove tracce di un cantautore che sa come si scrive un disco e riesce a non snaturarsi ma a rimanere puro e non contaminato dalla fama e dal successo, lo stesso Lucio che dal 2013 si fa fare le copertine dalla madre, pittrice amatoriale. Volevo essere un duro è il disco di cui avevamo bisogno perché è un’opera d’arte di scrittura e di musica che deve fungere da esempio per la musica italiana. Lucio Corsi è la rivincita di tutti quei ragazzi che vivono di musica perché amano la musica, senza secondi fini, ma trovando amore e passione suonando per strada o nei locali in cui vieni pagato con una birra e un panino. Dico questo perché Lucio Corsi non è l’unico artista magico, tanti devono ancora venire fuori: che il suo successo e quello del grandissimo Brunori Sas siano solo l’inizio per i prossimi nomi del cantautorato italiano.
Giulio Bichiri
Opinione dei lettori
Commenti chiusi.
Luigia Di 31 Marzo 2025 alle 21:41
Un articolo che ho molto apprezzato ,la lettura è scorrevole e l ‘ argomento affrontato con competenza dal punto di vista musicale. Ascolterò con maggiore attenzione Lucio Corsi. Grazie